Il mal di testa o cefalea è una patologia molto comune, che influenza negativamente la qualità della vita di chi ne soffre.
La cefalea rappresenta il disturbo di tipo neurologico più comune (è motivo del 30% delle visite specialistiche neurologiche e del 2% degli accessi in pronto soccorso)

Cos’è la cefalea?

La cefalea è una sensazione dolorosa a carico di tutta o di una parte della testa. Il dolore ha origine dalla stimolazione di fibre nervose sensitive che non si trovano a livello del cervello, ma partono dalle strutture “pain sensitive” che si trovano a livello cerebrale (meningi, vasi arteriosi e venosi), che vengono stimolate, per meccanismi ancora solo in parte conosciuti, in reazione ad alterazioni dell’omeostasi del cervello.

E’ stato calcolato che il 90% degli individui ha lamentato un attacco di dolore alla testa almeno una volta nella vita. Un recente studio epidemiologico italiano, condotto a Parma, ha mostrato che, in riferimento all’anno precedente, il 52% delle donne e il 31% degli uomini intervistati avevano sofferto di cefalea.

Quali sono i tipi di cefalea?

Nonostante in una percentuale limitata di casi la cefalea risulti secondaria a patologie intracraniche o sistemiche anche severe, nella stragrande maggioranza dei casi il dolore risulta primario, quindi non correlato ad alcuna condizione nota.

L’ International Headache Society (IHS), il riferimento ufficiale per la classificazione dei diversi tipi di cefalea, distingue quindi le cafalee primarie dalle cefalee secondarie. La classificazione più aggiornata risale al 2013 (ICHD-3).

Cefalea primaria

In relazione al numero di attacchi le forme di cefalea primaria possono differenziarsi in forme “episodiche” od in forme “croniche”;  questo aspetto influenzerà l’approccio terapeutico.

Da un punto di vista farmacologico, esistono farmaci, cosiddetti sintomatici, che vengono consigliati per trattare il singolo episodio di mal di testa; i farmaci preventivi hanno, invece, lo scopo di ridurre la frequenza degli attacchi qualora si presentino ripetutamente nel corso dei mesi.

1- Cefalea di tipo tensivo

Tra gli oltre 35 tipi e sottotipi di cefalee primarie, la cefalea di tipo tensivo è la più comune, con una prevalenza media del 42%. E’ il mal di testa occasionale che colpisce la maggior parte delle persone, in genere dopo circostanze di maggiore tensione o affaticamento.
E’ caratterizzata da attacchi di intensità lieve media (descritto come “un cerchio” o “un peso” sulla testa). Normalmente il dolore non impedisce il normale svolgimento delle attività quotidiane, e spesso il riposo e il rilassamento sono in grado di attenuarne la sintomatologia.

2- Emicrania

L’emicrania è la seconda forma più frequente per diffusione (circa il 26% della popolazione), ma è la forma clinicamente più rilevante. Si manifesta con attacchi di dolore intenso al capo, mono o bilaterali, che si accompagnano a sintomi come nausea, vomito, fotofobia (fastidio per le luci) e fonofobia (fastidio per i rumori). Spesso il dolore peggiora con l’esercizio fisico, ed un attacco può durare anche fino a tre giorni. La totale, seppur temporanea disabilità che un attacco di emicrania può comportare finisce per avere un impatto rilevante sulla qualità della vita di chi ne soffre.

In età adulta, per ogni uomo che soffre di emicrania si contano almeno tre donne (6% uomini-18% donne). Questo squilibrio fra i sessi origina dalla pubertà, e tutte le modificazioni ormonali (gravidanza, ciclo mestruale, assunzione di contraccettivi orali, menopausa) accompagneranno la vita della donna emicranica.

Pur essendo una patologia molto diffusa, l’emicrania è ancora poco conosciuta, e trattata il più delle volte con farmaci da banco, senza ricorrere ad una visita specialistica, con l’effetto, spesso, di curarla in modo inadeguato e favorirne la cronicizzazione.

3- Emicrania con aura

E’ possibile distinguere una forma di emicrania senz’aura, che rispecchia le caratteristiche cliniche precedentemente descritte, e una forma di emicrania con aura.

L’ aura si riferisce ad un corteo sintomatologico che può precedere il mal di testa, e che è caratterizzato, nella maggioranza dei casi, da un disturbo visivo (“flash luminosi”, “zig zag”, “scomposizione di parte del campo visivo”).

In un numero inferiore di casi l’aura può essere di tipo “sensitivo” e quindi manifestarsi con intorpidimento o formicolio di un arto che progredisce fino alla regione periorale. Altri sintomi dell’aura sono rappresentati da disturbo del linguaggio o dell’articolazione della parola. L’aura, per definizione, ha una durata variabile da cinque a sessanta minuti e compare e regredisce gradualmente. Il dolore alla testa, abitualmente, segue l’aura, ma si possono verificare dei casi in cui l’aura non si associa a cefalea.

4- Cefalea a grappolo

Tra le altre cefalee primarie va citata la cefalea a grappolo, che affligge meno dell’ 1% della popolazione generale. Si manifesta tipicamente nei giovani (20-40 anni), prevalentemente nei maschi e gli attacchi sono caratterizzati da dolore molto intenso (nota anche come cefalea “da suicidio”), localizzato a livello oculare e si associa a sintomi come lacrimazione, arrossamento dell’ occhio, congestione nasale e rinorrea. Il comportamento del soggetto che soffre di cefalea a grappolo è caratterizzato da agitazione, irrequietezza, nervosismo. Il termine “grappolo” si riferisce all’andamento tipico degli attacchi che tendono a raggrupparsi in un determinato periodo.

Cefalea secondaria

Altro grande capitolo riguarda le cefalee secondarie, ovvero correlate ad altre patologie intracraniche e non. La classificazione ICHD 3 del 2013 individua le seguenti categorie:

  • cefalee secondarie a traumi della testa e del collo
  • cefalee secondarie a disordini vascolari intracranici (es emorragia cerebrale)
  • cefalee secondarie a disordini intracranici non vascolari (es tumori)
  • cefalee secondarie a infezioni (es meningite-encefalite)
  • cefalee secondarie a patologie oculistiche
  • cefalee secondarie a disturbi otorinolaringoiatrici (es. patologie dei seni paranasali – sinusite)
  • cefalee secondarie a disturbi odontoiatrici (malocclusione, alterazione dell’ articolazione temporomandibolare – disturbi temporo mandibolari)
  • cefalee secondarie all’assunzione o alla sospensione di alcune sostanze (es caffè)
  • cefalee secondarie a disturbi dell’omeostasi (es ipertensione arteriosa, dialisi)
  • cefalee secondarie a disordine psichiatrico.

Come curare la cefalea

Non esiste una sola e definita cura efficace per qualsiasi tipo di cefalea.

Quando si soffre di mal di testa è consigliato rivolgersi prima di tutto al proprio medico curante; nel caso in cui i primi percorsi terapeutici intrapresi non portassero a miglioramenti ci si può rivolgere ad uno specialista in grado di effettuare un corretto inquadramento della cefalea: il neurologo.

Il neurologo dovrà analizzare le informazioni con il paziente per identificare il tipo di cefalea e proporre il miglior percorso terapeutico.

Lo farà attraverso l’esame obiettivo neurologico, la raccolta dei dati anamnestici (età, sesso, patologie in famiglia, stili di vita, farmaci assunti) e delle caratteristiche del dolore alla testa:

  1. quando è iniziato?
  2. quanto dura?
  3. dove fa male?
  4. cosa lo fa passare?
  5. si associa ad altri sintomi?
  6. in quali situazioni peggiora?

Nel caso fosse necessario potrebbe inoltre richiedere esami strumentali specifici a seconda dei sintomi.

Il neurolgo può inoltre riconoscere le cosiddette red flags, i campanelli d’allarme che possono far sospettare cefalee secondarie che potrebbero richiedere ulteriori urgenti accertamenti, quali ad esempio:

-esordio brusco e progressivamente ingravescente

-improvviso cambiamento delle caratteristiche del mal di testa

-esordio in età avanzata

-mal di testa accompagnato da febbre

-presenza di segni neurologici focali.

Alla fine della propria valutazione, nel caso il neurologo sospettasse cefalee secondarie correlate ad altre patologie, potrà indirizzare il paziente verso ulteriori visite specialistiche ( fisiatriche, trattamenti fisioterapici, otorinolaringoiatriche, odontoiatriche…)

E’ importante dire però che la scomparsa dei sintomi dolorosi non sempre è facile. Il neurologo inizierà con una proposta terapeutica che, nel corso del tempo, potrebbe modificarsi e adottare strategie diverse in modo da trovare quella più efficace per il singolo paziente.

All’approccio terapeutico farmacologico possono essere associati importanti consigli sullo stile di vita e sul comportamento da adottare in caso di mal di testa. Sarà molto importante inoltre che anche il paziente impari a “studiarsi” un po’ più da vicino, controllando i suoi sintomi e le sue abitudini! Tenendo ad esempio il cosiddetto diario della cefalea, in cui appuntare dei dati utilissimi per lo specialista per capire l'”elvolvere” del suo mal di testa e usare dati obiettivi per valutare l’efficacia delle terapie adottate.

Fonti:

– Le Cefalee Clinica e terapia ; Raffaello Cortina Editore 2015

– The International Classification of Headache disorders, 3rd edition. Cephalalgia 2013

– Population-based pace study: lifetime and past year prevalence of headache in adults; Torelli at al. Neurological Sciences 2010

– The Pace study: past year prevalence of migraine in Parma’s adult populatin. Ferrante et al. Cephalalgia 2012.